Energia slovacca. (Scattata con instagram)
[…] E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… […]
Tutto cio’ che sono
Non mi diceva “Sei bellissima” da 10 anni. Intendo dire, con quel tono, con quella luce negli occhi. Però poi mi chiedo se quella luce che ho visto non sia altro che un riflesso della mia su di lui, sul suo corpo, sui suoi occhi. Mi chiedo anche se tutte le volte che va a letto con un’altra, non dica la stessa cosa anche a lei, a quella che ha tutto ciò che avrei voluto, che vorrei, che ho sperato tanto di avere.
Poi mi fermo, metto pausa. Non ho mai accettato che lui potesse avere, toccare un’altra persona e - chiaro - non lo accetto nemmeno adesso. Credo che ciò che ho iniziato ad accettare sia il fatto che anche io possa avere e toccare un altro uomo, e che questo possa avere me, e non solo su un materasso.
Sulla sua faccia sembrava esserci scritto “Lasciami perdere” e credo sia giunto il momento di farlo davvero, ma non come tutte le altre volte. E’ evidente che io non abbia nessun posto speciale nella sua vita, non più, ed essere magari una delle preferite non mi va, non è così che funziona. Io ero l’unica per lui, ma “ero” è diverso da “sono”.
Ho preso quel taxi diretto all’aeroporto, dopo aver passato la notte con lui e ho provato per la prima volta in dieci anni una sensazione di vuoto totale, simile a quello che sentivo le poche volte che mi sono ritrovata sotto le lenzuola con un altro uomo. Ma con lui non era mai accaduto. Non mi ha mai chiesto se sono arrivata, non mi ha mai chiesto niente. Capelli corti, nuovo tatuaggio. E alla battuta “Pure il taglio fashion!”, la risposta è stata “Beh, Milano”, con quel gelo che non ha nulla da invidiare ai quintali di neve all’ingresso di casa mia.
E’ vero, si cambia, cambiamo tutti, ma la sostanza di una persona rimane intoccabile, sacra. La sua sostanza non la vedo più.
Gli ho lasciato - quasi come se vedessi andare via un mio sogno - un libro che avevo già letto, che sembrava che lo scrittore avesse scritto pensando a me e a lui. So che rimarrà su quello scaffale in alto, esattamente nella stessa posizione in cui l’ho lasciato io, con il segnalibro a più della metà del libro. E io, ansiosa di iniziare a leggere qualcos’altro, qualcosa di non troppo impegnativo, ho pensato di fidarmi del titolo di un libro comprato nella squallida libreria dell’aeroporto di Malpensa: “Tutto ciò che sono”, di Anna Funder. Stavo per perdere il volo, dunque non ho avuto il tempo di capire di cosa trattasse. Beh, storia di quattro giovani irriducibili che hanno rischiato la vita per allertare il mondo sul pericolo rappresentato da Hitler. Che dire? La leggerezza.
A Vienna mi attendeva una persona che non vedeva l’ora di vedermi. E poco fa, accompagnandomi fin davanti il portone di casa, mi ha detto che non riesce a guardarmi negli occhi. Gli ho chiesto il perchè di quella forte affermazione e lui mi ha risposto: “Perchè so che potrei non volerne più fare a meno”.
Mollardgasse 29-1, 12.02.12, h. 02.10 a.m.
Sotto lo stesso cielo o come morire dentro.
Dici di aver iniziato una nuova vita, dici di avere un’altra, dici che senza di me la tua vita è più facile.
Io dico che abbiamo perso così tanto tempo, io dico che Milano mi ha fatto sempre schifo e che domani sarà più grigia e più squallida di quanto io già non reputi.
Tu stai dentro questo cubo, e ci stai con un’altra. E io lì, come una foglia autunnale di passaggio, diretta verso il ghiaccio dell’Austria.
La cosa buffa è che in quel ghiaccio c’è qualcuno che potrebbe farlo sciogliere.
Le Jour d’Avant - Yann Tiersen
Tutto va piano, lentamente. Poi l’allegria, il movimento, la gioia.
Mi hai detto: ti amo. Ti dissi: aspetta. Stavo per dirti: eccomi. Tu mi hai detto: vattene.
Jules et Jim (1962) - François Truffaut
E il fiato si spezza. Sento degli occhi addosso, diversi da quelli che ho sognato toccarmi la pelle per giorni e notti intere. Eppure provo stupore, come una bambina. Ah già: ed è bellissimo.

